
PITTI FRAGRANZE 16
01 Novembre 2018E’ stato strano quest’anno arrivare a Firenze per PITTI FRAGRANZE e pensare di aver sbagliato stagione: sembrava di essere in piena estate. Tutto faceva pensare a questo: i 30 gradi, l’afa, la luce, più intensa di quella morbida che prelude alla stagione autunnale.
E più di tutto le persone: in perfetta tenuta estiva da turisti desiderosi di godere appieno di una bellezza diffusa.
Così non ho resistito e poiché ero in netto anticipo per registrarmi alla Leopolda, mi sono istintivamente diretta verso Via della Scala dove si trova l’Officina Profumo-Farmaceutica Santa Maria Novella.
L’Officina era inserita nel contesto degli eventi Fuori Salone di Pitti Fragranze, con la possibilità di prenotare visite guidate.
Conosco bene questo luogo in cui il tempo è sospeso e ritrovarlo ogni volta, come se l’avessi lasciato un istante prima, è una grande emozione.
In effetti, l’Officina, fondata nel 1221 dai frati domenicani, è aperta al pubblico dal 1612 e da allora produce e vende profumi, saponi e cosmetici seguendo i procedimenti artigianali dei frati.
Una volta varcato l’ingresso dell’Officina ci si trova in una sala adibita all’esposizione e alla vendita di prodotti che in passato era una delle cappelle del convento. Ho guardato, di nuovo e di nuovo ancora. Sentito e risentito fragranze che conosco e altre che comincio a conoscere. Ho camminato guardandomi intorno in modo leggero proprio per “sentire” meglio l’atmosfera del luogo.
Prima di uscire, ho acquistato due prodotti che amo molto (non solo io): il latte detergente (Latte da Toilette) e la Crema pre-dopo barba.
Poco dopo, mi sono incamminata verso la Leopolda.
Pitti Fragranze mi ha accolta,come ogni anno, in un’atmosfera piacevolmente ovattata rispetto all’esterno. Appena entrata mi sono fermata da Technique Indiscrete di cui amo le fragranze poiché c’è in ognuna di esse un tocco leggero e bianco, come dice un caro amico che di profumi se ne intende. Per citarne alcuni: Veloutine, una violetta rivisitata, alleggerita e abbracciata sul fondo da note muschiate e calde come la pelle. Fleur de Papier è un fiorito speziato davvero intrigante in cui appena oltre le note fiorite, emergono quelle calde e avvolgenti di garofano, chiodi di garofano, gelsomino che appoggiano su una base di toni legnosi. E poi fra le Eaux è molto piacevole, a mio avviso, Tilleul. Una particolare menzione per Jerusalem, un omaggio alla città, culla di civiltà, da parte del naso, Louison Libertin.
Olivier Durbano ha presentato, PyritAnaTra, la 14a fragranza del suo Poema di Pietre. L’ ispirazione di questa creazione è la pirite che significa e simboleggia il fuoco. Durbano ci affascina con lo studio profondo che “sostiene” il suo fare, la continua ricerca spirituale che è, in un certo senso, la sua cifra e che olfattivamente viene resa con l’incenso, nota che accomuna tutte le sue creazioni.
Una piramide olfattiva complessa, sfaccettata che scivola sulla pelle come una carezza e proprio come una carezza non finisce mai lasciando sensazioni che si distendono con il trascorrere del tempo. Un profumo elegante.
La grazia, l’essenzialità e la delicatezza sono la cifra di Mya Shinma e delle sue creazioni: linee pulite e sofisticate insieme.
Amo particolarmente L’Eau de Mya Shinma, linea che si ispira ai nomi antichi e desueti per indicare i colori in giapponese. Le mie preferite sono Yamabuki, la Rosa del Giappone, un agrumato legnoso, una delle fragranze più luminose che io abbia mai sentito e di cui non riesco a fare a meno in questo inizio di autunno, in cui la luce è piacevolmente morbida e l’aria frizzante e profumata.
E poi KIKYO, nome comunemente dato in Giappone ad un fiore azzurro considerato “uno dei sette fiori autunnali”, un esperidato speziato le cui note pungenti di zenzero, petitgrain e neroli si adagiano su note di fondo d’iris, incenso e muschio bianco.
E’ una fragranza particolarissima tuttavia sussurrata, elegante, essenziale nella sua costruzione piena di poesia.
TERESA HELBIG, stilista spagnola, ha presentato fragranze interessanti… spicca in particolare “A bulldog in the Atelier”, un legnoso aromatico che racconta dello sguardo vigile e attento del bulldog di Teresa, testimone silenzioso di tutto ciò che accade nell’Atelier.
Una menzione particolare per l’ultima creazione di Antonio Alessandria, Fàra, che lo conferma come naso talentuoso, raffinato coinvolto in una continua ricerca estetica.
Questa fragranza parla intimamente della Sicilia e della sicilianità del creatore, parla di consuetudini piacevoli come quella di dissetarsi in chioschi caratteristici con bevande agrumate, a cui viene aggiunto sale, nelle ore più calde della giornata, la fàra, appunto. Bevande fresche e dissetanti, spesso bevute tutte d’un fiato. Ed è cosi che gocce di questo liquido spesso cadono sulla pelle, generando un odore di limone e sale mischiato all’afrore del corpo.
Uomo elegante e d’altri tempi ( spero non me ne voglia Antonio Alessandria, è un complimento per pochissimi), ha offerto a me e ad altre persone presenti deliziosi dolcetti siciliani.
Sarà stato il gusto intenso di mandorle a stordirmi piacevolmente, sarà che da tempo non sentivo qualcosa di così originale, fatto sta che ho detto chiaramente all’autore ciò che pensavo.
Fàra,è la fragranza più erotica, sessuale direi, che io abbia sentito negli ultimi anni.
Mi ha sorriso. L’eleganza è così, semplice e senza tempo.

Kokedama, perle di muschio sospese: Maria Grazia Borgnolo
28 Agosto 2018Semplicemente incantevole.
Questo ho pensato la prima volta in cui mi sono imbattuta in un’installazione di kokedama di Maria Grazia Borgnolo.
Era un giorno di maggio già piuttosto caldo di un paio d’anni fa, ad Orticola, Milano.
Ho sentito un tintinnio che, istintivamente, ho seguito, e così li ho visti:
piante viventi avvolte in una sfera di muschio che funge da vaso, appese ad alberi con fili di nylon e fluttuanti nell’aria.
Quel tintinnio era dato da piccoli sonagli applicati ai kokedama.
E, all’improvviso, mi sono trovata immersa in una sensazione di estremo benessere.
C’era molta bellezza.
Mi sono fermata ad osservare, ad ascoltare, evidentemente abbastanza a lungo.
Maria Grazia mi ha vista da lontano e si è avvicinata. Così ci siamo conosciute.
Ci siamo scambiate i riferimenti e scritte ogni tanto.
Nel tempo la fascinazione per questa tecnica che a me pare sfiorare l’arte non è diminuita, anzi…
Così ho pensato di chiedere direttamente a Maria Grazia di raccontarmi qualcosa in più di cosa fa e di condividerlo con voi.
Come si definirebbe?
MG: Vorrei definirmi un’ esploratrice di arte tribale…
Negli anni 90, quando ancora l’etnico non faceva moda, ho avuto una galleria dove ho organizzato e curato diverse mostre sui tessili e oggetti da collezione di culture dell’Estremo Oriente, Africa e Australia.
M: E’ molto interessante anche se sembra distante dalla tecnica kokedama.
MG: In realtà, è stato proprio questo universo di riferimento che mi ha lentamente portata vicino alla cultura giapponese, così essenziale, apparentemente semplice, wabi sabi, e ad appassionarmi alla tecnica kokedama, l’arte di comporre piante viventi in una sfera di muschio che funge da vaso, così che il kokedama possa essere appeso e fluttuare nello spazio.
M: Ci può parlare dei kokedama? Cosa sono e qual’è la loro origine?
MG: La tecnica kokedama nasce dalla tradizione giapponese del culto del muschio.
Si tratta di porre delle piante vive in una sfera di terre, argille e altri materiali (ogni maestro ha la sua ricetta), usando terricci speciali giapponesi che consentono alle piante e al muschio di vivere nutrite, con una crescita continua, ma limitata nell’ampiezza. Le piante non sono bonsai, cioe’ sono integre nelle radici.
Una delle leggende popolari racconta che nel Medioevo, un contadino giapponese di poverta’ assoluta, in un contesto in cui la gente non poteva permettersi di comprare i vasi in coccio, sviluppo’ questo sistema di vaso naturale ed economico!
I kokedama vengono a volte appesi nei pressi o nel tokonoma, la piccola alcova rialzata, dove si svolge la cerimonia tradizionale del te’.
M: Hanno una storia antica e ricca di fascino, dunque.
MG: Sì, ma il fascino piu’ sottile di queste tecniche e ambientazioni va cercato nei templi giapponesi dedicati al muschio o nei giardini del te’. Sono dei templi di bellezza e semplicita’ infinita, dove “l’erba dei ricordi” circonda queste piccole costruzioni in legno.
Giardinieri specializzati e molto pazienti curano boschi di muschio (anche con le pinzette), la cui bellezza e’ data dalle ombreggiature del sole fra gli alberi, (“questa luce che cade dagli alberi”, ogni albero proietta una sua ombra e vibra al vento in modo diverso) e dalle sfumature dei diversi tipi di muschio, abbinati ad alberi dai diversi colori (per esempio l’acero o i pini dal tronco rosso).
Naturalmente le immagini e le filosofie giapponesi a riguardo sono infinite, ma poco comprensibili dalla nostra cultura occidentale, se non desideriamo immergerci in esse.
Abbiamo culture profondamente diverse. E’un dato di fatto. Questo può essere un limite ma anche uno stimolo per un atto di comprensione che sia autentico, sentito.
M: Perchè continua a fare i kokedama?
MG: Comporre i kokedama è un aspetto del mio bisogno di lavorare con le mani e avere a che fare con la natura. Ciò rispecchia la mia natura selvatica, ho fatto molte cose da sola fra cui viaggi in paesi lontani non proprio turistici.
Ho iniziato a fare kokedama circa cinque anni fa per curiosità.
Ho sperimentato molto, con diversi tipi di piante e mescole di terricci e materiali. Ho scoperto come reagiscono le diverse piante e come rendere questo particolare habitat ideale per loro.
Ad esempio, quando “denudo” la pianta, cioè quando tolgo la terra e resta solo la radice, mi chiedo sempre cosa quella radice “desideri”.
La parte più zen del fare kokedama la trovo quando pulisco il muschio, prima di usarlo e alla fine; nel muschio si trovano molte cose e ha diversi profumi, forme, colori. Una texture naturale che cambia costantemente.
La mia è un’interpretazione della tecnica giapponese ed è sempre una sorpresa piacevole quando i clienti mi dicono che le loro piante stanno benissimo dopo tanti anni.
M: Immagino sia una grande soddisfazione per Lei.
Ora, prima di concludere, vorrei Lei rispondesse ad alcune domande, in perfetto Lostiledimarie:
M: Il suo libro preferito
MG: Maghi e mistici del Tibet di Alexandra David Neel.
M: Il suo luogo del cuore
MG: Le piccole chiese votive di campo, meglio se abbandonate. Ce n’è una in particolare in Croazia, dove si può arrivare solo a piedi.
M: Il suo cibo del cuore
MG: Il mango (dai tre sapori).
M: Infine, il suo profumo preferito
MG: Quello di erba.
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Vorrei ringraziare Maria Grazia per aver condiviso con me ed ora con voi gli aspetti più personali, a tratti intimi di un fare, di un’arte antica, che parla di una sensibilità e di una ricerca continua.
Potete seguire Maria Grazia Borgnolo su
kokedama&Co
http://mgbwabisabi.blogspot.it/
e contattarla all’indirizzo: walkabout_ud@libero.it
A presto,

IL CALO DELLE NASCITE, LE DONNE ITALIANE E LA PARTICELLA DI SODIO
18 Giugno 2018Va bene, dopo averlo letto, ascoltato nei telegiornali, intercettato in qualche trasmissione televisiva non sempre all’altezza dell’argomento, l’abbiamo capito: In Italia (dati ISTAT) le nascite sono in calo vertiginoso come mai dall’unità d’Italia, 458.151 per la precisione, di cui 68.000 stranieri, – 15 mila rispetto al 2016.
Quindi?
Si, perché ciò che mi ha colpito è che tutti si sono limitati a sciorinare dati e a commentarli senza arrivare al punto: cosa fare per mettere le donne italiane nelle condizioni di poter avere (più) figli.
Non solo in teoria.
Per motivi familiari e professionali, sono spesso, e lo sarò sempre di più, in Francia.
Ed è così piacevole vedere queste famiglie giovani e numerose, mamma e papà spesso evidentemente sotto i trent’anni con due – tre pargoli, riuscire a godersi delle vacanze insieme, in serena tranquillità.
E accade spesso di vedere famiglie così. Non è cosa rara.
in Francia c’é una forte politica di assistenza alla famiglia e lo Stato investe in questo il 3,5% del Pil.
Dunque, non è un caso che la Francia sia il Paese europeo con il più alto tasso di natalità.
Tornando a noi donne italiane, sembra chiaro che questa allarmante denatalità non sia da ricondursi ad una disaffezione alla maternità.
Anche perché, permettetemi la battuta, verrebbe meno lo stereotipo della donna-mamma italiana che tanto è conosciuta, cara e confortante all’estero. E noi non vorremmo mai creare simili confusioni su come gli altri pensino a noi.
Sociologi e psicologi ci hanno spiegato che c’è una precarietà sentimentale e una nuova identità femminile. Ed è vero come vere sono molte altre cose.
Che non ci piangiamo addosso per il piacere di farlo. E siamo abituate a trovare soluzioni. Ma questo sembra appartenere da sempre alla nostra genia, uomini e donne, indistintamente.
Noi donne italiane abbiamo mediamente una buona cultura, i nostri fidanzati o mariti con cui abbiamo figli sono mediamente dei buoni padri… non è detto che siano interscambiabili con noi nell’accudimento dei bambini ma sono padri affidabili, rassicuranti e molto presenti nell’educazione dei figli.
Abbiamo progetti professionali che cerchiamo in ogni modo di realizzare.
E quando ci rispondono di NO, sorridiamo.
Siamo ancora più determinate a raggiungere i nostri obiettivi e non ammettiamo il fallimento.
Lavoriamo e amiamo farlo ed è per mantenere la nostra autonomia e contribuire al bilancio familiare che facciamo figli più tardi o rientriamo prestissimo dal periodo di maternità.
Amiamo i nostri figli, a cui cerchiamo di trasmettere valori attraverso un dialogo costante ma non sfinente.
Sappiamo riconoscere le loro emozioni perché sappiamo riconoscere ed esprimere le nostre. Diamo loro regole, non troppe ma inamovibili, convinte che una buona educazione importi, eccome.
Siamo conviviali ma anche riservate e quindi apriamo le nostre case, condividiamo il cibo con persone care.
Abbiamo quella tranquillità per poterci mostrare come siamo, parlare di noi in modo autentico, ma ci è ben chiaro chi abbiamo davanti.
Abbiamo ovviamente molti difetti. Ma ce lo può far notare, con garbo – perchè lo stile conta – chi divide la vita con noi, marito, amici, fratelli, colleghi.
Però, quando i nostri figli sono piccoli incontriamo molte difficoltà la cui soluzione non dipende da noi.
I posti negli asili sono pochi e costosi e spesso hanno orari così poco flessibili da non andare incontro alle madri che lavorano, magari turnando. La situazione si complica quando non abbiamo vicini i nostri genitori che possano aiutarci o quando sono troppo anziani per poterlo fare.
Infine, quando abbiamo più di un bambino, non sempre e non tutte fra noi, possono permettersi di iscriverli in un asilo (ammesso che si riesca a trovare un posto).
Questa è la situazione ovviamente ipersemplificata ma credo aiuti a rendere il contesto.
E allora, al di là di molte parole sentite ciclicamente nelle varie campagne elettorali, mi sento esattamente come una particella di sodio.
Sì, proprio quella di un vecchio spot di acqua minerale a basso contenuto di sodio.
E allora questa dolce e cocciuta particella si aggira in quello che le sembrava uno spazio enorme, un bicchiere d’acqua, chiamando: C’è nessunooo?
Ci aspettiamo risposte e soluzioni.

Il senso di Carolyn B.K. per la moda
24 Maggio 2018Sarà il profumo di tigli che si sente nell’aria. O questo sole che è riuscito, momentaneamente sentendo gli esperti meteo, a fare capolino dopo settimane di pioggia molto british.
O sarà che il mese di maggio è uno dei più romantico dell’anno e non a caso è detto anche il mese delle spose. (E anch’io mi sono sposata a maggio).
Fatto sta che non posso non parlare di quello che è considerato, a diritto, uno degli abiti da sposa più iconici di sempre.
Quello di Carolyn Bessette-Kennedy.
Bionda e stilosa moglie di John John Kennedy. Una delle coppie più glamour e chiaccherate degli anni 90.
Si è scritto tutto e il contrario di tutto sul loro ménage matrimoniale.
Anche ora a quasi vent’anni dalla loro morte, avvenuta in un incidente aereo al largo della costa di Martha’s Vineyard , in cui perse la vita anche Lauren, la sorella di lei.
Ma al di là di tutto, è rimasta scolpita nella mia mente l’immagine di lei al braccio del marito, mentre uscivano dalla chiesa, avvolta in un abito incantevole, dalle linee pulite, di un’eleganza senza tempo.
Carolyn aveva chiesto ad un amico stilista allora poco conosciuto, Narciso Rodriguez, di disegnarlo per lei.
L’abito color perla e in crepe di seta era tagliato in sbieco con scollo a cappuccio, un pannello alle spalle dava la suggestione dello strascico.
Sandali di raso, lunghi guanti di seta e un velo corto di tulle. Un bouquet di mughetti.
La cerimonia intima, celebrata il 21 settembre 1996 in forma privata, in una semplice chiesa battista a Cucumber Island, illuminata solo dalla luce di lumi a petrolio.
E la foto che li ritrae raggianti all’uscita della chiesa.
Se questo non è Stile… il resto è solo storia.

Simple.
22 Maggio 2018Ne sono consapevole: la dieta mediterranea, la nostra dieta, ci è invidiata dal mondo poiché è equilibrata, apporta tutti i nutrienti necessari all’organismo, è variata e sembra prevenire alcune patologie.
E dal 2010 l’UNESCO l’ha inserita nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità.
Va bene.
Tuttavia alle volte sento la necessità di cucinare qualcosa di diverso o in modo diverso.
E’ stato un caso, o forse no, che sfogliando una rivista inglese di arredamento e lifestyle ho trovato la ricetta di un dolce così semplice ma anche ben presentato che mi è venuta voglia di acquistare il libro da cui era tratta.
La ricetta era una torta allo yogurt con lamponi, apparentemente molto semplice.
Eppure non è venuta come pensavo. Ho osservato tutto. Dalla qualità degli ingredienti alle quantità che, qualche volta, in inglese sono espresse in modo differente.
Ma l’impasto non era morbido come quello di un plumcake.
In compenso, però, ho trovato ricette piacevoli da vedere, immaginare e infine degustare.
Ad esempio, cucinare il pollo e il petto di pollo a fette con erbe e spezie poco usate da noi.
In casa mangiamo poca carne e rigorosamente bianca, quindi trovare aromi e colori diversi con cui cucinarla diventa importante per variare, accompagnandola anche con diverse verdure.
Uno stile semplice.
E in una giornata uggiosa come questa, può essere piacevole sfogliare Simple, un libro ispirante.
SIMPLE, Effortless food, big flavours.
Diana Henry
Editore: Octopus

PITTI FRAGRANZE 15
19 Settembre 2017Sono uscita da PITTI FRAGRANZE sabato 9 settembre nel tardo pomeriggio, avvolta in una nuvola di profumi meravigliosi e in colori ed emozioni ancora ben impressi nella mente.
Un sorriso stampato in viso che non è sfuggito al tassista che mi ha accompagnata in stazione, contrariato dal traffico intenso e dai cantieri aperti in città.
Ma i miei pensieri e i miei ricordi erano altrove.
Entrare a Pitti Fragranze venerdi mattina è stato in effetti come varcare una soglia invisibile eppure magica, come Alice nel Paese delle Meraviglie o come Lucy che, ne Le Cronache di Narnia, entra in un armadio e si trova in un paesaggio incantato di un altro mondo.
E in effetti, all’interno c’era un’atmosfera magica in cui i sensi si lasciavano catturare da luci e colori e da profumi, ovviamente.
E mi piace scrivere profumo anziché fragranza perché, pur essendo meno preciso, è il sostantivo per me più affettivo, quello che mi riporta a ricordi lontani, a quando, da bambina, mi innamoravo dei profumi della nonna.
Il tema di quest’anno a Pitti era Blooming Newforms: il fiorire è quel passaggio delicato eppure intenso che porta a compimento un processo meravigliosamente naturale, lo sbocciare di una fragranza da idea, ispirazione in quel liquido prezioso e odoroso contenuto in flaconi eleganti… è il saper fare di nasi e creativi, di artigiani che sanno trasformare un sogno impalpabile in fragranza.
E poi Blooming Newforms allude anche al fiorire di nuove forme visive d’ispirazione digitale peraltro messe in scena negli allestimenti, quest’anno meravigliosi.
E così mi sono trovata immersa in una dimensione suggestiva e ho iniziato a consumare mouillettes in modo voluttuoso, portando spesso a saturazione la mia capacità olfattiva… ma con quale piacere!
Da AFFINESSENCE è stato un autentico colpo di fulmine: profumi di lusso creati esclusivamente, per la prima volta, con le sole note di fondo.
Il concept nella sua apparente semplicità è, a dir poco, provocatorio. Una sfida olfattiva non banale.
Fragranze intense e persistenti, tutt’altro che monocordi, di una sensualità raffinata e complessa.
Le ultime due creazioni di AFFINESSENCE, in uscita sul mercato in autunno (dunque a breve) sono
meravigliose: CUIR-CURCUMA e MUSC-AMBERGRIS.
Il primo, in particolare, è un profumo che non passa inosservato se indossato da un uomo ma che diviene ipnotico se indossato da una donna.
Io, che non amo particolarmente -o almeno lo pensavo prima – i sentori di cuoio, ammetto di esserne rimasta affascinata… il cuoio unito alla curcuma stemperato e ammorbidito da note lattee, risulta di una piacevolezza rara.
Da DI SER ho sentito le fragranze più particolari e, per me che non sono un tecnico né un esperto ma semplicemente una donna che ama il profumo e il gesto di profumarsi, più complesse da descrivere, anche perché non avevo mai sentito niente di simile prima. Notevole.
Mi è stato spiegato che queste fragranze richiamano l’antico rito giapponese di profumarsi: infatti, in un’apposita stanza, venivano bruciati particolari incensi che impregnavano gli indumenti esposti che sarebbero stati poi indossati il giorno seguente.
Un’esperienza olfattiva unica. Fragranze che hanno un sentore di sacro.
DFG1924 è un marchio nato nel 2014 ma che riprende una tradizione di famiglia. Le iniziali stanno per Giustino Dalla Favera, il fondatore, che nel lontano 1924 iniziò l’attività nel proprio laboratorio farmaceutico. Egli mise a punto, oltre alla preparazione di farmaci galenici, numerose ricette di profumi che sono state, appunto, riprese e reinterpretate dal nipote Fabio e dalla moglie Patrizia.
NOOR è un ambrato legnoso, nel cuore, mirra ed ambra si lasciano avvolgere da vaniglie delicate mentre IL GIARDINO DI FREYA è un floreale con note acquatiche e verdi che lo rendono assolutamente particolare. Sono i miei preferiti, uno più invernale e notturno, il secondo una fragranza da giorno discreta, elegante ed originale.
FRANCESCA DELL’ORO, un talento emergente della profumeria artistica, mi ha colpita per l’eleganza assoluta del packaging ma non solo. La Black Serie, una capsule collection firmata da un naso internazionale come Bertrand Duchaufour, pur rendendo omaggio a gelsomino, tuberosa e rosa, iconiche nella profumeria classica di sempre, riesce a sorprendere grazie a note marine che li rendono inaspettati e traducono olfattivamente ricordi lontani legati all’acqua e al mare.
Tuttavia, ammetto che il mio colpo di fulmine con Francesca Dell’Oro è e rimane AMBROSINE, uscito nel 2014. Perchè è morbido, caldo e avvolgente come l’abbraccio di una persona amata. Classificabile come orientale, caratterizzato da un cuore di fiori bianchi e rosa, resi caldi e vivaci da cannella e scorze d’arancia e note di fondo ambrate e muschiate.
E’ un profumo che, a mio parere, non conosce tempo poiché parla al cuore. Di emozioni, forse ricordi, di abbracci di ieri e di oggi. E per questa ragione è un profumo da indossare anche solo per se stesse, di giorno, di notte, non ha importanza. Anche se ammetto, indossarlo in questo inizio d’autunno frizzante, è incantevole.
In quei giorni, e questa è una gioia profonda, ho incontrato persone interessanti, entusiaste, dinamiche, volti nuovi e amici… sì, amici, e con questi, i saluti, gli abbracci, le impressioni scambiate sui nostri colpi di fulmine olfattivi che si intersecavano con il reciproco raccontarsi lo scorrere delle nostre vite…
In quei giorni, ho avuto modo di scoprire e di conoscere meglio altri marchi di fragranze e di skin care… è il caso che scriva un altro articolo perché tante sono le cose viste da raccontare, le fragranze sentite, le texture provate… E vorrei raccontarlo bene, a modo mio, con il mio stile, quello di Marie, appunto.
Dunque, a presto.

Le Mistral, Benjamin e sua maestà l'aglio
22 Luglio 2017E’ da qualche giorno ormai che siamo in Provenza, la nostra amata e dolce terra di Provenza.
E sarà che c’è le Mistral che soffia incessantemente da giorni, sarà che la cena nel ristorante dell’amico D. ha onorato, mio malgrado, sua maestà l’aglio, mi ritrovo a scrivere in piena notte, girovagando e ingurgitando Citrosodina e acqua come se non ci fosse domani.
Perché io all’aglio sono intollerante.
Ma procedendo con ordine, mi piace l’idea di soffermarmi a riflettere e sorridere su personaggi ed avvenimenti di questo luogo così amato che ci accoglie sempre facendoci sentire quasi più a casa di casa.
Siamo qui in vacanza da qualche giorno, siamo passati dall’afa milanese al mistral, rumoroso e senza fine tuttavia rinfrescante e oggetto di conversazione anche in panetteria quando al mattino vado a prendere i croissants appena sfornati per fare colazione.
Non ci lamentiamo, però.
Per quanto si narri che le Mistral porti con sé un po’ di follia e per quanto di notte, più che mai la notte, sia furioso, ne apprezziamo quel freddo pungente che compensa afa ed umidità incamerate in Italia e mal sopportata da entrambi, malgrado mio marito sostenga il contrario!
Così, in questi giorni, quando non siamo a Marsiglia o ad Avignone, ci concediamo dei tempi lenti e dolci… Leggiamo intensivamente, pranziamo e ceniamo ad orari flessibili e inverosimili, facciamo lunghe passeggiate a piedi (escursioni o bicicletta con questo vento? No, grazie) mentre il soffiare del vento e il frusciare delle foglie di alberi centenari coprono il canto delle cicale.
Non ci siamo ancora incontrati con i nostri amici, quelli più cari. Sono altrove.
Mostre, esposizioni artistiche, li terranno impegnati ancora qualche giorno.
Ci mancano loro, il nostro parlarci e le nostre risate, quella convivialità semplice ed elegante, molto italiana vorrei dire e, non meno importante, gli ultimi aggiornamenti su quanto è accaduto qui durante l’anno… a partire dalle tormentate vicende amorose di Benjamin, il più famoso e chiacchierato panettiere di questa cittadina.
Benjamin, a dispetto di quanto ne dicano mio marito e gli altri amici di sesso maschile (sicuramente per pura invidia) è un giovane uomo belloccio che brucia di passione per il proprio lavoro e, certamente, per le donne.
Di famiglia più che benestante e ben nota nei dintorni, una decina d’anni fa ha aperto un panificio biologico, assolutamente biologico, come deliziato dice lui. E tiene a precisare alle nuove clienti di preparare lui stesso il lievito madre.
E poiché, come è noto, alla passione non si comanda, Benjamin apre il suo negozio solo due o tre pomeriggi alla settimana, dalle 16 alle 18.30 di giorni che variano, a seconda del tempo e dell’umore… mai il sabato però, perché dal venerdi sera Benjamin si dedica a coltivare l’arte della seduzione con fanciulle e signore i cui nomi vengono poi snocciolati sottovoce in ogni dove.
Benjamin sa di esercitare un certo fascino sul gentil sesso e anche per questa ragione non si risparmia: in negozio tiene ad essere presente e a servire personalmente le sue clienti preferite… alle altre ci pensano due commesse che lo guardano adoranti e attendono un suo cenno per capire quando subentrare a lui nella vendita. Strane ragazze,in effetti, dallo sguardo a tratti vacuo, a tratti bovino.
Comunque, quando Benjamin, non è dietro al bancone o davanti al suo forno, sosta a lungo all’esterno del suo negozio a torso nudo, ovviamente infarinato. E si intrattiene in chiacchiere e giochi di sguardi con le clienti che “casualmente” passano di lì.
Questa sera, ormai ieri, considerato che sono quasi le quattro del mattino, siamo stati invitati a cena dall’amico D. nel suo ristorante.
Invitati da lui stesso, ci ha deliziati con una cena luculliana in cui purtroppo abbondava l’aglio… ma essendo suoi ospiti non ho potuto rifiutare e ho spiluccato di tutto un po’.
Era tardi quando siamo usciti dal suo locale.
Il Mistral soffiava ancora e per questa ragione abbiamo incrociato pochi passanti.
Volevamo fare una passeggiata, soprattutto io, prima di affrontare le conseguenze dell’aglio.
Arrivati vicino alla casa-bottega di Benjamin, che si trova al pianterreno, abbiamo avuto il privilegio di assistere ad una scena di seduzione, come viste solo nei film: luci soffuse, un tavolo apparecchiato per due in modo quasi spartano e una donna dai lunghi capelli scuri seduta al tavolo mentre lui, a torso nudo, si aggirava per il soggiorno con una bottiglia di vino rosso in mano alla ricerca (l’abbiamo capito un istante dopo) di un cavatappi: poi le si è parato davanti e, con fare teatrale ha stappato la bottiglia… ne ha inspirato l’aroma, ha sospirato e poi ne ha versato due calici… si è seduto, ha intrecciato il proprio calice con quello della donna e…
“Non vorrai rimanere qui a spiare cosa combina questo ragazzotto?” mi ha detto sottovoce mio marito. Il tono era stupito, “ Tu, di solito così riservata e poco incline a…”
Gli ho fatto SSSttt, il dito indice sulle labbra, “Stai zitto”, volevo dire.
Allora mi ha presa per un braccio, allontanandomi dalla casa…
Io ridacchiavo, non volevo spiare, gli dissi, solo capire chi fosse quella donna vista solo di spalle… anche se dal particolare modo di gesticolare poteva essere la signora L. Insospettabile.
Perché l’ora era tarda, altrimenti avrei subito chiamato la nostra amica S., per raccontarle il mio scoop e ironizzare un po’.
Altrimenti che vacanze sarebbero?
A presto,

Mentre fuori piove
30 Maggio 2017Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Ricordo di temporali temibili quando ero bambina. Tuoni, lampi e pioggia battente che andava avanti per ore.
E io in casa a giocare tranquillamente, sapendo che fino all’indomani sarebbe stato così.
Forse ho iniziato allora ad amare la pioggia.
Anche oggi piove. E sono contenta di poter godere di un pomeriggio lento e uggioso. Ma creativo.
Di stare sul divano con una coperta morbida, vedere il fuoco crepitare nel camino, accendere un incenso profumato, sentire il rumore della pioggia che cade, bere una tazza di thè bollente.
E leggere.
Articoli tecnici e libri di cui durante la settimana ho letto distrattamente qua e là, ormai nottetempo, prima di addormentarmi.
Ma non solo.
Oggi c’è tempo.
Di sfogliare e leggere riviste di arredamento d’interni, una passione che coltivo dai tempi dell’Università… riviste inglesi, House&Garden, The World of Interiors e italiane come AD e, la mia preferita, Marie Claire Maison.
Perchè è terribilmente elegante… la fotografia, la grafica, i servizi e gli articoli raccontano questa eleganza attuale eppure senza tempo e, ovviamente, la cultura sottesa ad essa…
Una cultura evidente, necessaria per creare una rivista come questa, ma non esibita…
E’ come un sussurrare morbido che accompagna, sottolinea, scandisce con garbo e grande charme.
Amo la consistenza della sua carta che mi dà un certo piacere sensoriale e le sensazioni che mi trasmettono alcune immagini, evocative di atmosfere retrò che, lo ammetto, avrei voluto vivere… E poi i servizi su giardini meravigliosi in cui verrebbe voglia di immergersi per una pausa rigenerante… per chi come me ama quelli all’inglese e ha come riferimento Il Giardino Bianco di Vita Sackville – West alcune immagini sono semplicemente iconiche.
Lo stile italiano, non c’è nulla da fare, è unico.
La scorsa estate lo dissi con tono leggero, ad alcune amiche francesi, sorridendo, mentre sfogliavo Marie Claire Maison France…

Orticola!
13 Maggio 2016Erano almeno tre anni che desideravo visitare Orticola, la mostra-mercato di fiori e piante che ogni anno si svolge a Milano, giunta ormai alla 21.a edizione.
Ne ho sentito parlare molto anche perchè la manifestazione ha conosciuto nel corso degli anni una continua evoluzione e la curiosità era tanta.
Ma per impegni e spostamenti vari sono riuscita a mancare l’appuntamento.
Non quest’anno, però.
Cosi venerdi 6 maggio, in una tarda mattinata inondata dal sole e mossa da un’aria frizzante, ho varcato la soglia di Palazzo Dugnani, uno dei tre ingressi di Orticola.
Incantevole.
Mi accoglie un’atmosfera da fine Ottocento, creata anche attraverso una vegetazione esotica ed evocativa, e ho pensato che in fondo quello potesse essere considerato un confine da attraversare, in leggerezza, per immergersi in un’oasi verde, rigenerante e distante dai ritmi frenetici della città, là fuori.
Mi sono affacciata sul parco e la mia attenzione è andata immediatamente alla fontana, l’acqua è sempre un elemento vitale che mi attrae… e strutture in bambù dalle forme armoniche che sembravano formare tutt’uno con essa… poco distante la tenda bianca di Hermès, volti giovani, atmosfera accogliente e molta creatività. In quel momento un illustratore stava realizzando con un visitatore una Giungla in vaso… Sì, perchè quest’anno il tema di Orticola era “il giardino contenuto”.
Mi sono allontanata da Hermès con passo e pensieri leggeri ed è forse anche per questa ragione che sono stata colta di sorpresa da un tintinnare che si spargeva nell’aria… l’ho seguito e sono arrivata alla fonte di esso… ho trattenuto il fiato per la bellezza di ciò che vedevo e che mi sembrava un’installazione… appesi con fili di nylon ai rami di un albero ho visto piccole campane tintinnanti e kokedama, perle di muschio sospese che si muovevano dolcemente in aria spargendo un senso di armonia… mi sono fermata ad osservare, incantata, ho avuto il piacere di parlare con Maria Grazia Borgnolo, l’artista che le ha create… avrei voluto acquistare una kokedama composto da una piccola pianta d’ulivo ma era già stato venduto… lo farò presto.
Le peonie più belle che io abbia mai visto erano poco più in là, meravigliose nei loro colori vivaci, attraenti nella loro fulgida bellezza. Alcune in vaso erano talmente belle, con petali e foglie così carnosi da sembrare finte. E così le ho accarezzate per accertarmene… morbide e setose.
Maria Rosa, una signora dal sorriso aperto e lo sguardo gentile, mi ha mostrato un catalogo dei Vivai delle Commande a Carmagnola, dove vengono coltivate.
Un luogo che pare sospeso nel tempo.
I Vivai apriranno al pubblico dal 14 al 16 maggio per la fioritura. Mi chiede se avrei piacere di visitarli. Certamente e se non riuscirò in quei giorni, vedrò come organizzarmi per un altro. Si può anche prenotare una visita.
Ancora qualche fotografia a queste creature eleganti, venerate da millenni in Oriente e il mio sguardo è già catturato da un piccolo mare color pervinca.
Lavanda, tanta lavanda.
Mi avvicino pensando ai campi sterminati di lavanda che vedo nella “mia” Provenza. Una lieve fitta di nostalgia.
In realtà Il Lavandeto di Assisi, questo è il nome dell’espositore, produce piante aromatiche, salvie e lavande… di queste ultime ne conto almeno una decina di varietà differenti.
Fra l’altro conosco la qualità dei loro prodotti perchè quando mio marito ed io andiamo ad Assisi, e ciò avviene ogni anno, acquistiamo spesso qualcosa nel loro negozio che non dista molto dalla Basilica di San Francesco.
La mia giornata ad Orticola è stata lunga ed intensa e nelle ore successive ho cercato di vedere il più possibile di ciò che attraeva la mia curiosità.
Fiori e piante, ovunque, conosciute e non. Vere prelibatezze per veri intenditori. E per chi come me non è un esperto, uno spettacolo green che ha scelto di incontrarsi con l’arte. In varie forme.
E cappelli degni di Ascot, ornati da fiori colorati, piccoli o grandi, semplici o stravaganti non ha importanza. Ne ho visti di molto british da “Verdiana e Beniamina” e Marina, la titolare, mi ha spiegato che molti di essi provengono da varie parti del mondo. Hanno fascino e storie da raccontare.
Dopo una breve pausa in cui ho mangiato una deliziosa fetta di torta ai mirtilli ho camminato ancora e ancora prima di arrivare da Arrossoir&Persil e le loro originali decorazioni in metallo.
Papaveri, farfalle, graziosi cuori in metallo con cui decorare il giardino… avrei acquistato tutto ma poi come portarmeli apprèsso in giro per la città?
Intanto le lancette correvano e si avvicinava l’ora di lasciare Orticola.
Mi sono rituffata in un altro giro di giostra, questa volta le rose: belle, delicate, antiche, rampicanti e non… le Rose Barni, conosciute in tutto il mondo, sono un marchio storico anche nel mio cuore… io e mio marito le acquistiamo così come a loro tempo facevano i nostri rispettivi genitori. Un filo conduttore sottile che ingentilisce il nostro giardino in cui spiccano da qualche anno, ormai, le antiche Ophelia.
Un’ultima breve sosta allo stand di Io Donna dove ho ricevuto un omaggio firmato Yves Rocher e una copia della rivista, sempre piacevole da sfogliare e leggere (un appuntamento al quale non manco ogni sabato in edicola da circa quindici anni).
Ho percorso a passo veloce Vicolo Stretto, acquistato due piccole piante e sono uscita in Piazza Cavour.
Ho preso un taxi di corsa perchè avevo un impegno di lavoro.
Sono arrivata puntuale, con la mia borsa di plastica dalla quale spuntavano fiori gialli e arancioni, destando la curiosità di chi mi attendeva.
Mi sono scusata dicendo semplicemente “Nasturzi, nasturzi da fare in insalata”.
Ho ricevuto uno sguardo benevolo e divertito.
Sì, è stata una bella giornata. Luminosa.
Bye bye Orticola, è stato un piacere, al prossimo anno!

Hackett London... a Milano!
04 Novembre 2015Non penso di essere un’eccezione: sono io che usualmente faccio acquisti per mio marito.
Perchè mi fa piacere farlo, perchè conosco (ovviamente e molto bene) i suoi gusti in fatto di abbigliamento, perchè mentre lui mi accompagna volentieri quando sono io a fare shopping, si irrita non poco quando è lui a dover provare e riprovare maglioni, giacche e pantaloni.
Il nostro é una sorta di accordo implicito e complice: quando vedo qualcosa che potrebbe piacergli lo acquisto e mi accordo con il negozio qualora non andasse bene la taglia o, più semplicemente, volesse cambiarlo.
Il nostro accordo sbiadisce svanisce drammaticamente quando si tratta di andare nel negozio milanese di Hackett London.
Perché é una vera e propria immersione in un’atmosfera molto british, perché si trovano giacche di uno stile sportivo ed elegante che permettono di essere indossate in contesti differenti con disinvoltura e capi spalla che assecondano questo stile.
Perché i commessi, per lo più italiani, hanno un approccio piacevole, seguono il cliente con attenzione e un pizzico di humour…british, of course!
Ps: di Hackett London vorrei raccontare la storia, davvero affascinante…un giorno o l’altro lo farò, in compagnia di una buona tazza di tè nero!

Ralph&Russo
01 Novembre 2015In effetti mi ha colpita questo abito che ho visto indossato da Monica Bellucci per la prima inglese di Spectre, il nuovo film di James Bond che la vede recitare accanto a Daniel Craig.
Sì, perchè questo abito nella sue linee pulite ma assolutamente eleganti, nella scelta materica di un velluto di una tonalità di un verde indefinibile o forse di un ottanio (fotografie differenti mostrano colori diversi quanto basta da creare un dubbio “cromatico”) è davvero incantevole.
E così mi sono informata.
La signora Bellucci, donna bellissima certo ma anche di indiscusso buon gusto in fatto di moda, indossava un abito di Ralph&Russo, dove Ralph sta per Tamara Ralph, l’anima creativa mentre Russo sta per Michael Russo, CEO ( l’equivalente anglosassone del nostro Amministratore Delegato).
I due sono una coppia anche nella vita.
Sono andata quindi a vedere il loro sito e sono caduta in uno stato al limite dello stuporoso guardando veri capolavori di Haute Couture scorrere davanti ai miei occhi.
Vedere per credere: www.ralphandrusso.com
Organze, velluti, chiffon che diventano abiti da sogno, spesso decorati, ricamati e dipinti a mano per essere indossati da principesse di tutto il mondo.
Non è un caso che questo brand sia l’unico britannico ad essere ammesso a sfilare a Parigi nella settimana dell’Alta Moda accanto ad altre importanti maison come Dior, Chanel e Valentino.
In una recente intervista rilasciata a The Telegraph, Ralph&Russo hanno dichiarato di avere l’intenzione di disegnare anche abiti ready-to-wear, accessori e lifestyle.
E questa è una buona, ottima notizia per tutte noi che non siamo principesse saudite!

La fine delle vacanze e il canto delle cicale
04 Settembre 2015Ecco é andata così:
il giorno prima del nostro rientro in Italia ci siamo accordati con gli amici più cari per vederci l’indomani mattina per i saluti.
Loro, tre italiani, F. un artista, D. e S. Una coppia di intellettuali con la passione per la letteratura, il cinema e il teatro, vivono in Francia tutto l’anno.
Appuntamento fissato nell’atelier- laboratorio di F.alle nove- nove e mezza- dieci del mattino ( perché in Provenza é tutto molto più lento e noi ci sentiamo dei veri bohemiennes).
In realtà mio marito ed io ci siamo alzati piuttosto presto per mettere in valigie straripanti le ultime cose.
Alle otto e trenta ero la seconda cliente della farmacia locale per fare scorta di farmaci da banco e rimedi omeopatici, perché in Francia costano decisamente meno.
E poi sono andata in panetteria, ho acquistato una meravigliosa Tropezienne, una torta a base di pan di spagna e crema pasticcera. Lo dico sempre alla moglie del panettiere che la loro Tropezienne é superbe, molto simile a quella stratosferica che acquistiamo ad Avignone in una famosa pasticceria.
La signora mi ringrazia, compiaciuta e imbarazzata, orgogliosa dell’opera del marito.
Sono anche passata in edicola per i quotidiani e qualche rivista.
Camminando per le viuzze ho provato già una certa nostalgia di quel luogo e di volti divenuti nel tempo noti e qualche volta amici.
Un quarto d’ora dopo io e mio marito abbiamo varcato la soglia dell’atelier di F. e, come spesso accade, abbiamo sentito un intenso profumo di caffè, rigorosamente italiano e fatto con la caffettiera.
Sì, in quell’atelier dove si incontra mezzo mondo e ci si re-incontra, accolti dall’amico F con il garbo e l’ironia che lo contraddistinguono, ci sentiamo a casa.
S. e D. hanno avuto la nostra stessa idea e hanno acquistato una quantità non banale di croissants ancora caldi.
E così abbiamo fatto colazione tutti insieme.
Parlando, come sempre, di libri e film letti e visti, mai letti e mai visti…abbiamo riso come matti, al loro racconto della cena a cui sono stati invitati la sera precedente da un colto francese del luogo che ama l’Italia, la nostra lingua e cultura…il signore in questione, che noi abbiamo solo visto una volta, in effetti un tipo piuttosto originale, sembra avere una conoscenza del nostro Bel Paese così puntuale, precisa quasi pignola da risultare imbarazzante e un pò noiosa…F. ha confessato con fare sornione di essersi assopito più volte nell’immediato dopo cena e di poterlo fare considerata l’età ( di noi cinque é il più “vissuto”)… in effetti se ne sono accorti tutti tranne il loro ospite…E come per magia, proprio mentre ne stavamo parlando, lui si é palesato con la sua figura un pò inquietante, facendo capolino in atelier e portandoci una locandina di una mostra di qualche anno fa al Museo d’Orsay di Parigi che s’intitolava “Vedi l’Italia e poi muori”…Abbiamo ringraziato per quello che voleva essere un gesto gentile, però…
Dopo che lui” si é congedato abbiamo chiaccherato ancora un pò, come se fosse un giorno qualsiasi e non quello della nostra partenza…ci siamo salutati e abbracciati tutti almeno tre volte in un’ora, fuori sulla piazzetta, pronti a salire in macchina noi due ma ancora una cosa da dire, qualcosa da ascoltare e di cui sorridere, la promessa di vederci presto, in Italia, quando i tre torneranno per le loro vacanze…
Alla fine, siamo partiti.
Immagini di un luogo amato, un luogo del cuore, che scorrevano davanti ai nostri occhi e già molti nuovi ricordi che prendevano il loro posto accanto agli altri, in modo delicato e gentile. Soprattutto malinconico.
Ed ecco che suona il mio cellulare.
E’ il numero di S.
Che succede? Io e mio marito ci guardiamo con un punto interrogativo nello sguardo.
Rispondo, sorrido, ascolto.
“Dobbiamo tornare all’atelier, abbiamo dimenticato lo zaino con i nostri computers, anche il mio foulard di seta color pesca è rimasto là”.
Una sorta di lapsus?
Invertiamo il senso di marcia, a ritroso torniamo.
Un buon pretesto per abbracciarci di nuovo, volti sorridenti e mani che si muovono, fendendo l’aria per salutarci.
Ci mancheranno, ci mancheremo.
Così come mi manca il canto delle cicale che là é assordante e onnipresente nelle giornate calde e lunghe, quel frinire che mi riporta ogni volta in quella amata terra di Provenza, che ogni anno si disvela un pò di più e ci dona emozioni e ricordi. Come questo.
PS: Avrò tempo, almeno tutto l’autunno e l’inverno, per farmi cullare dai ricordi estivi di Provenza. Li centellinerò, con me stessa, come fossero praline di cioccolato morbido, perché é un grande piacere scivolare sulle parole giuste per dire, raccontare la dolcezza di quei giorni.

Leggerezza
26 Giugno 2015Una corsa leggera su un pontile di legno, arrivare in fondo, fermarsi, respirare profondamente-prendere fiato, osservare il paesaggio intorno per un interminabile istante.
Oppure
Arrestare la propria corsa esattamente a metà pontile, decidere di sedersi, gambe penzoloni sulla superficie dell’acqua o sdraiarsi, aprire le braccia a croce, chiudere gli occhi, annusare l’aria come un gatto…
Ecco, la mia idea di lifestyle ha molto a che fare con questa immagine, o almeno ci si vorrebbe avvicinare… una sensazione di leggerezza e libertà, non sempre possibili… ma ad un certo punto é bello, liberatorio scegliere di lasciarsi andare e di vivere accompagnando dolcemente il nostro modo di essere, di pensare a noi e agli altri con noi, volti e voci delle persone che amiamo…
Conoscere le nostre attitudini, ampliare i nostri interessi, avere un pensiero flessibile e curioso…
Quindi, in questa sezione lascerò scorrere immagini e pensieri come acqua, parlerò di cose, luoghi e persone… in stile libero, il mio.